DIRITTO PENALE

DID, nell’ambito delle investigazioni difensive su tutto il territorio italiano, si occupa di: 

- reati commessi o subiti;
- imputati maggiorenni e minorenni;
- persone offese e persone giuridiche;
- diritto penitenziario;
- diritto dell’immigrazione;
- reati di abuso/spaccio/traffico di stupefacenti;
- reati contro la persona (anche offesa da reato);
- reati contro il patrimonio;
- responsabilità penale in campo sanitario;
- reati societari;
- reati sessuali.

 

Principi generali del diritto penale

Il diritto penale è retto da quattro principi fondamentali: Principio di legalità, già accolto dallo Statuto Albertino, ha ricevuto definitiva consacrazione nella Costituzione repubblicana del 1948. È sancito dall’art. 1 del c.p. secondo cui “Nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente previsto come reato dalla legge, né con pene che non siano da essa stabilite”. L’importanza di questo principio è rafforzata dall’art. 25 della Costituzione, che stabilisce: “Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso”. Il principio di legalità esprime l’applicazione di quattro “sotto principi”:

1) la riserva di legge della fonte penale;
2) l’irretroattività della norma penale;
3) la sufficiente determinatezza e la tassativa applicazione della norma penale;
4) il divieto di analogia in malam partem di norma non eccezionale (cfr art. 14 Prel.).

Principio di materialità
non si può ravvisare un reato se la volontà criminale non si manifesta in una condotta esterna
Principio di offensività
la volontà criminale deve manifestarsi in un comportamento esterno che leda o ponga in pericolo uno o più beni giuridici
Principio di colpevolezza
un fatto può essere penalmente attribuito solo se vi sono i presupposti per ritenere sia obiettivamente ed oggettivamente imputabile al suo agente. Questo principio si desume dal disposto dell’art. 27, comma 1 della Costituzione, secondo cui “la responsabilità penale è personale”.

I pilastri del diritto penale: fatto, personalità, conseguenze

Questo ramo del diritto pubblico, volto a collegare una sanzione ad un comportamento legalmente previsto come criminoso, è diviso in tre elementi costitutivi: fatto, personalità, conseguenze.
Fatto giuridico: rappresenta l’oggettività del diritto penale, senza di esso si avrebbe un diritto penale del sospetto, che andrebbe a commisurare la pena in assenza della conseguenza di un comportamento. La necessità di un elemento oggettivo comporta che non sono ammessi processi alle intenzioni, e, secondo un orientamento prevalente, il fatto è penalmente rilevante se vìola il principio di lesività (Nullum crimen sine iniuria).
Personalità: rappresenta il momento illuminante del diritto penale, significa che il soggetto, affinché possa esser punito deve essere imputabile. Non esiste una norma simile, a parte e più limitatamente v. art. 428 c.c., nell’ordinamento civilistico, in diritto penale l’imputabilità rappresenta la soggettività di diritto penale, senza di questa non avrebbe senso infliggere al colpevole la pena, poiché questa (art. 27 Costituzione) ha finalità retributiva e riabilitativa, e di nessun reinserimento sociale potrebbe beneficiare chi non è in grado di
comprendere il significato della pena stessa.
Conseguenze: sono rappresentate dalle sanzioni che seguono la violazione della norma penale. Anche in diritto civile vi sono conseguenze sanzionatorie della violazione della normativa di riferimento, con l’essenziale differenza, però, che queste hanno solo carattere pecuniario o obbligatorio e consistono in risarcimenti derivanti da responsabilità (contrattuale o extracontrattuale), non potendo avere carattere privativo della libertà personale.

<INDIETRO

 

Comments are closed.