Legge 397/2000

 

 

Nel tentativo di dare riconoscimento concreto alla cosiddetta “parità delle armi” tra accusa e difesa, la legge 397/2000 introduce una disciplina organica delle investigazioni difensive tipizzando le attività di indagine e le modalità con cui devono essere poste in essere da parte del difensore.
Viene valorizzato quell’aspetto del diritto di difesa che rappresenta il mezzo per realizzare un corretto accertamento giudiziale attraverso l’attuazione del principio del contraddittorio.

In tal senso il ruolo del difensore non è più solo quello del fine oratore che confuta, con argomentazioni di natura meramente logico formale la tesi accusatoria, ma diviene egli stesso soggetto dell’attività di indagine inerente all’esercizio della difesa penale.
 La norma cardine è rappresentata dall’art. 327 bis C.P.P. che sancisce il diritto, del difensore nominato, di svolgere investigazioni “per ricercare ed individuare elementi di prova a favore del proprio assistito”.

Tale norma è opportunamente collocata tra gli art. 326/327 C.P.P. relativi alle indagini preliminari del p.m. e l’art. 328 relativo al g.i.p.: il difensore diviene attore delle indagini preliminari insieme ai magistrati.

Non a caso si è parlato di una funzione assertiva del difensore penale.
 Si impone un ruolo attivo al difensore penale, non più statico e limitato alla demolizione dell’atto di indagine dell’accusa, ma egli stesso ricercatore della fonte di prova.

L’art. 327 bis c.p.p. dispone che fin dal momento dell’incarico professionale, risultante da atto scritto, il difensore ha facoltà di svolgere investigazioni per ricercare ed individuare elementi di prova a favore del proprio assistito… e, quindi, colui che non è nemmeno ancora indagato – ovvero materialmente iscritto nel registro delle notizie di reato quale soggetto sottoposto ad indagini – potrà incaricare un difensore (con atto scritto) affinché svolga degli accertamenti e documenti dei colloqui con possibili testimoni finalizzati a difenderlo qualora tema in futuro di essere ritenuto responsabile di un determinato reato.

Peraltro, la medesima facoltà è riconosciuta anche al difensore della vittima di un reato e, spesso, è propria l’accorta iniziativa dell’avvocato della persona offesa che introduce nel processo importanti elementi a carico dell’incolpato.

E’ evidente che le risorse che un privato (così come i poteri riconosciutigli) potrà impiegare nelle indagini difensive non saranno mai paragonabili a quelli di cui dispone la Pubblica Accusa (titolare anche di poteri coercitivi); ma lo spazio nel quale il difensore può muoversi (personalmente o per mezzo di delegati) è comunque piuttosto vasto.

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